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Morti silenziose
veritaperaldo | 28 Ottobre, 2007 23:45

Lettera di Maria Ciuffi, madre di Marcello Lonzi morto nel carcere di Livorno l'11 luglio 2003, ai parenti di Aldo Branzino morto nel carcere di Perugia il 14 ottobre 2007.

Pubblicata dal "Manifesto" del 28/10/07




MORTI SILENZIOSE


Sono la mamma di Marcello Lonzi, morto nel carcere delle Sughere l'11 luglio 2003.

Voglio mandare un forte abbraccio alla famiglia del povero Aldo Bianzino, morto nel carcere di Perugia. Vi sono vicina nel dolore e nella rabbia. Ma vorrei dirvi, non mollate.

Capisco che non è facile, ma io da 4 anni stò combattendo per avere giustizia.

Anche per mio figlio (morte naturale), se non era per le ferite al volto, ci sarei caduta.

Un anno fa, però, è stato riesumato e avendo scoperto che non aveva due costole rotte, ma otto, il polso sinistro rotto, due buchi profondi alla testa sino all'osso, mandibola fratturata, non si può definire la sua morte naturale.

Anche io fui avvertita con 12 ore di ritardo e c'è stata un'archiviazione.

Ma non ho accettato e ho combattuto contro tutti e tutto, tra poco avrò finalmente una vera risposta. Non credo alle parole del sostituto procuratore Giuseppe Petrazzini, perchè le ho già sentite, ma poi ci fu un'archiviazione. Ecco perchè vi ripeto non mollate.

All'inizio ci sono state le interrogazioni, tutte quelle belle parole alle quali ti aggrappi con tutta la tua forza, che svaniscono in una bolla di sapone, allora ti chiedi perchè? Perchè? Piangi, vorresti urlare, spaccare tutto e continui a guardare quella foto, l'unica cosa che ti è rimasta.

Mi sono chiesta tante volte: perchè quando muore un detenuto la tv, tipo la Rai ecc. non ne parla? Sono figli nostri, mariti; e muoiono in un posto dove lo stato li prende in consegna, e dovrebbe proteggerli. Invece lo stato li uccide.

Un abbraccio dal profondo del cuore.


MARIA CIUFFI, Pisa

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«QUELLA NOTTE l’ho sentito gridare. Chiedeva aiuto...
veritaperaldo | 28 Ottobre, 2007 16:51
da La Nazione del 28/10/2007 
di ERIKA PONTINI
e CRISTINA CRISCI
— PERUGIA —
«QUELLA NOTTE l’ho sentito gridare. Chiedeva aiuto, diceva che stava
male ma nessuno l’ha soccorso».
C’è una testimonianza, sembra l’unica fino ad ora, nell’inchiesta sulla
misteriosa morte in cella di Aldo Bianzino, 44 anni di Pietralunga che
ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di un agente di
polizia penitenziaria. Era la ‘guardia’ in servizio quella maledetta
notte nel braccio del carcere di Capanne che ospita la sezione transito.
Dove sostano i detenuti in attesa della convalida dell’arresto da parte
del giudice. Come Bianzino, che lunedì mattina doveva incontrare il gip.
E invece non l’ha mai visto perché è morto dopo — è il racconto di un
detenuto — aver chiesto inutilmente aiuto.
Il quarantaquattrenne di Pietralunga, arrestato con l’accusa di aver
coltivato alcune piante di marijuana, è stato trovato morto all’alba di
domenica mattina. Fino alle 20 della sera prima però sembra che Bianzino
stesse bene. Non lo dice solo la visita di ingresso in carcere — che per
qualcuno potrebbe non aver rilevato alcuni problemi sanitari — ma il
detenuto incontrò il sabato sia il legale nominato d’ufficio che il
comandante della Penitenziaria, che il cappellano di Capanne.
Il primo responso dell’autopsia eseguita dal dottor Luca Lalli parla
inoltre di un trauma recente. Le lesioni al cervello e all’addome non
risalirebbero indietro nel tempo.

LA PROCURA punta molto proprio sulle risposte definitive e certe dei
medici legali. Domani infatti il pubblico ministero Giuseppe Petrazzini
affiderà un nuovo incarico al dottor Luca Lalli e alla dottoressa Anna
Aprile di Padova. Quest’ultima aveva eseguito la perizia sulla piccola
Maria Geusa, ritenendo che la causa di morte era stato un violento
‘shaking’ compiuto sulla bimba di appena due anni e sette mesi. Stessa
manovra che si ipotizza potrebbe essere stata praticata a Bianzino.
All’accertamento, irripetibile, prenderanno parte anche i medici legali
di parte: Laura Paglicci Reattelli nominata dall’avvocato Massimo
Zaganelli che assiste la compagna e Walter Patumi chiamato dall’avvocato
Donatella Donati per la ex moglie. Sembra che ancora l’agente, difeso
dall’avvocato Vincenzo Rossi, non abbia nominato alcun consulente.

SUL FRONTE investigativo invece gli accertamenti non porterebbero
all’individuazione certa di presunti responsabili se di omicidio si è
trattata (il fascicolo è stato aperto con questa ipotesi di reato). Le
telecamere piazzate dentro Capanne non sarebbero state di alcun aiuto
agli inquirenti. Come pure le dichiarazioni del personale e dei detenuti
(fatta eccezione per l’uomo che ha parlato di possibili omissioni).

INTANTO ROBERTA, la compagna di Bianzino, continua ad aspettare una
verità che «ora diventa sempre più angosciante». Sono passati tanti,
troppi giorni in attesa di rivedere se non altro la salma del suo
compagno. E le novità investigative non fanno certo esultare la donna:
«Io voglio solo che si trovi il colpevole o i colpevoli. So che la
giustizia sta facendo il suo corso, ma il timore che non si raggiunga la
verità è tanto — dice — non mi interessa sapere chi non ha fatto i
dovuti controlli all’interno del carcere. Io vorrei capire il perché sia
accaduto questo e soprattutto cosa è successo lì dentro. E non mi sembra
di chiedere tanto visto che in quella cella è morto il mio compagno, il
padre di mio figlio. E con lui se n’é andata un pezzo della nostra vita».
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