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Morto in cella: l'inchiesta raddoppia
veritaperaldo | 03 Novembre, 2007 20:03
http://www.sergiodelia.it/blog/uploads/giornaleumbria281007.pdf  #
LA MORTE DEL DETENUTO BIANZINO : SUICIDIO O OMICIDIO?
veritaperaldo | 03 Novembre, 2007 19:03

 


Questo l'interrogativo e l'esortazione a fare chiarezza da parte del capogruppo PRC-SE Vinti

Umbria - 24/10/2007 10:24

"Domenica scorsa Aldo Bianzino, 44enne di Pietralunga, arrestato per detenzione illegale di stupefacenti, è morto in carcere. La vicenda ha contorni che è poco definire oscuri e la Procura di Perugia ha deciso di aprire un'indagine sulle cause del decesso del detenuto". E' quanto ricorda, in una nota il capogruppo di Rifondazione comunista Stefano Vinti preoccupato perché "fatti come questi rischiano di assumere un tono scontato, quasi di normalità". "È del tutto evidente - evidenzia il capogruppo del Prc-Se - che la magistratura farà il suo lavoro, ma l'episodio ci lascia inquieti perché il medico legale avrebbe già escluso l'ipotesi di una morte per infarto. Inoltre - aggiunge - un arrestato resta in isolamento fino a quando non lo vede il giudice delle indagini preliminari, senza entrare in contatto con altri detenuti. Ora - dice - attendiamo i reperti istologici e gli esami tossicologici per capire come è morto il detenuto".Vinti chiede, quindi, di sapere "se la morte in carcere di Aldo Bianzino sia opera del caso o opera dell'uomo. Questo - commenta - perché il carcere resta ancora oggi una realtà chiusa e la chiusura aumenta quando succede un fatto grave come quello di un decesso. Il sistema delle nostre carceri purtroppo lo conosciamo. La vita delle persone che vi entrano - sottolinea - sembra valere immediatamente di meno. Per questo abbiamo sostenuto con forza l'istituzione nella nostra regione del Garante delle carceri avvenuta con legge regionale il il 18 ottobre dello scorso anno. E' stata una scelta che abbiamo definito di civiltà perché convinti che la Regione dell'Umbria non possa disinteressarsi dei problemi nelle nostre carceri. A distanza di un anno, però, - spiega - occorre che l'intera comunità politica regionale riconosca la necessità della nomina del garante, con la duplice funzione di controllo, per le competenze proprie dell'amministrazione regionale, e di ‘moral suasion', per le competenze del ministero della Giustizia, al fine di imboccare un percorso virtuoso per la piena affermazione, senza se e senza ma, del pieno riconoscimento della dignità umana"."La morte di Aldo, - aggiunge Vinti - incarcerato per possesso di marijuana, non può diventare improvvisamente un fatto ‘normale', proprio oggi che apprendiamo dal decimo rapporto ‘Sos Impresa' (Confesercenti) che l'azienda italiana con il maggior fatturato è la mafia".Vinti, in conclusione, fa sapere che "è contro questa assurda normalità che Rifondazione comunista dell'Umbria si pone, mettendo l'informazione e la trasparenza al centro dei percorsi di cambiamento della cultura penitenziaria. Chiediamo chiarezza sulla morte di Aldo Bianzino, chiediamo la verità, chiediamo una spiegazione coerente con quello che è accaduto".

 

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Un presidio per ricordare Aldo
veritaperaldo | 03 Novembre, 2007 18:51
Da Carta (26 ottobre 2007)

 

Questa mattina davanti al carcere perugino di Capanne c’era folla. Un presidio per ricordare Aldo Bianzino, ucciso in cella nella notte tra il 13 e il 14 ottobre, al quale si sono poi uniti i sostenitori dei cinque giovani spoletini arrestati con l’accusa di far parte di una cellula anarco-insurrezionalista affiliata all’associazione Coop Fai [Contro ogni ordine politico federazione anarchica informale]. Nel giro di quindici giorni il carcere e il suo direttore, Giacobbe Pantaleoni, sono così finiti sotto i riflettori. Il caso di Aldo Bianzino, sul quale indaga la procura di Perugia, è anche al centro di un’indagine del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. E anche il Comitato europeo per la prevenzione della tortura, rispondendo alla richiesta dell’Associazione Antigone, ha annunciato che seguirà la vicenda da vicino. E man mano che vanno avanti i lavori dei medici legali, si infittiscono gli interrogativi sulla morte di Aldo. A proposito delle lesioni al fegato, c’è un «modesto distacco», mentre ci sarebbe una costola rotta e non due «con un interessamento compatibile – secondo i medici legali – con un massaggio cardiaco». Si riapre così la possibilità di un decesso seguito a un infarto. Ma bisognerà aspettare ancora per avere i risultati definitivi dell’autopsia, almeno un mese se non addirittura due. E anche se c’è da determinare cos’è davvero accaduto in questa cella di Capanne, dove è morto Aldo nella notte tra il 13 e il 14 ottobre. Ma rimane una certezza, in questa cella Aldo c’era finito per due piantine di marijuana.

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Bloccati i funerali di Aldo Bianzino
veritaperaldo | 03 Novembre, 2007 03:26

Dalla Nazione del  3 novembre 2007

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Bloccati i funerali di Aldo Bianzino
Accolta l’istanza dell’avvocato Zaganelli: rito rinviato a domenica 11

di CRISTINA CRISCI
— PERUGIA —
OGGI DOVEVA essere il giorno dell’ultimo abbraccio. Manifesti che annunciavano il funerale, i genitori giunti dal nord Italia, i familiari e gli amici pronti a dare l’estremo saluto ad Aldo Bianzino. Poi lo stop. Anche il corteo funebre può aspettare nel nome della verità. Giornata a tre tappe, quella di ieri. Prima il nulla osta per la riconsegna della salma con l’annuncio dei funerali che dovevano svolgersi oggi alle ore 16 con una commemorazione religiosa nel santuario della Madonna dei Rimedi di Pietralunga, poi la sepoltura del feretro nel cimitero di Pagialla. Per quasi tre settimane i familiari hanno aspettato quel momento. E fino alla tarda serata di ieri hanno immaginato il funerale di Aldo. Poi lo stop. Già perché nel frattempo l’avvocato Massimo Zaganelli (difensore dell’ultima compagna Roberta Radici e del figlio quattordicenne) aveva avanzato istanza contraria palesando alcune perplessità sull’opportunità di «procedere alla sepoltura in un caso così delicato quando non tutti i periti hanno potuto ispezionare il cadavere nella sua interezza». Forse lo stesso legale lavora per contattare un altro perito di fama nazionale. Fatto sta che le istanze dopo lunghe ed infuocate consultazioni sono state accettate. Ed alle 21 di ieri è arrivato lo stop. Tutto rinviato a domenica 11 novembre, a quasi un mese di distanza dalla morte. Era infatti il 14 ottobre, una domenica mattina come tante altre quando Aldo Bianzino, detenuto nella cella numero 20 del carcere di Capanne fu trovato privo di vita. Una morte avvolta dal mistero: la prima autopsia evidenzia ematomi interni a livello cerebrale e traumi sempre interni nella regione addominale.

LA PROCURA apre un’indagine ed iscrive un fascicolo per omicidio. Numerosi accertamenti vengono disposti sul corpo dell’uomo fino a ieri l’altro. L’intento è quello di fare massima chiarezza su quello che è accaduto nella maledetta notte del 14 ottobre. A distanza di tre settimane da quel giorno il nome di quest’uomo di 44 anni che aveva scelto di vivere nelle campagne di Pietralunga con la compagna Roberta, l’ultimo figlio di 14 anni e l’anziana suocera, ha scosso gli animi ed è diventato uno dei più clikkati d’Italia. Si moltiplicano i blog che riportano la notizia, aprono forum e discussioni. Ne spunta uno, www.veritaperaldo.noblogs.org interamente dedicato al suo caso. Una mobilitazione generale che a portata di mouse, raccoglie adesioni, indignazioni, voci dentro e fuori dal coro. A muovere le fila della battaglia in rete è il «Comitato verità per Aldo Bianzino» dentro il quale ci stanno molte persone, tante facce, diverse esperienza (dai circoli «Arci», ai Radicali, fino agli amici di Aldo e le associazioni più in generale). Lo slogan del gruppo: «Il carcere? sicuro da morire» per smuovere animi e coscienze e raggiungere la verità. In attesa della manifestazione nazionale che si svolgerà il 10 novembre a Perugia il comitato per Bianzino sta distribuendo anche degli adesivi tempestati di api che volano sui quali si legge: «Per ogni Aldo che cade ne volino 3003» ennesima declinazione di una battaglia che ha ormai assunto connotati e valori che esulano dal fatto specifico. A chi adombra la possibilità che tutta questa mobilitazione venga in qualche modo strumentalizzata risponde Roberta, la compagna di Aldo: «Oltre alla mia, sono queste le uniche voci sulle quali Aldo può contare». A riprendere il caso sono anche i meet-up di Bebbe Grillo, il sito «Fuoriluogo», «Luogocomune», «Street anti pro», «Encod» del Belgio.


Detenuti a confronto con un agente
— PERUGIA —
SUL FRONTE delle indagini c’è invece attesa per l’incidente probatorio fissato per lunedì davanti al gip Claudia Matteini. L’unico indagato, un agente penitenziario, sarà messo di fronte ad alcuni detenuti che avrebbero raccontato di aver sentito Bianzino lamentarsi e chiedere aiuto all’interno della sua cella. Saranno importanti anche i risultati delle varie analisi disposte nel corso dei numerosi accertamenti che sono stati compiuti.

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