Io ho paura dell’uomo nero
veritaperaldo | 09 Novembre, 2007 00:35
Io ho paura dell’uomo nero, ho paura del silenzio, ho paura
dell’impunità, ho paura dell’indifferenza, dei giorni che passano senza
che si faccia nulla, dell’oblio, del tirare avanti, dell’egoismo e della
mancanza di solidarietà, della distanza che ci sta separando.
La notte tra il 13 e il 14 ottobre è stato assassinato, nel Carcere di
Capanne a Perugia, Aldo Bianzino, un uomo di 44 anni, arrestato due
giorni prima, insieme alla sua compagna Roberta, per possesso di piante
di marijuana.
Infarto dichiara il primo referto medico, secondo una prassi più che
conosciuta, ma la seconda prova medica riscontra sul corpo di Aldo gravi
contusioni al cervello, alla milza, al fegato, e diverse costole rotte.
E Aldo è morto. Come? Perchè? Chi è Stato?
L’accusa è di omissione di soccorso per i poliziotti incaricati di sorvegliare i detenuti quella notte.
Vogliamo chiarezza sui lati oscuri di questa vicenda.
Non ci basta una inchiesta aperta su un omicidio volontario contro ignoti, vogliamo che nessuna certificazione falsa e nessuna
omissione omertosa incida sulla certezza della verità.
Vogliamo che la responsabilità della morte di Aldo sia assunta colettivamente, non sia attribuita solo all’istituto penitenziario ma al suo sistema carcerario.
Il caso di Aldo è troppo simile a quello di Giuseppe Ales, Federico
Aldrovandi, Alberto Mercuriali, Marcello Lonzi, tutti figli di una sorta di "spontaneismo intollerante" che agisce violentemente contro gli stili di vita non omologanti.
Inoltre le loro e altre storie di violenze, morti e silenzi di Stato ci raccontano che nessun passo verso verità e giustizia si può fare se tutto viene delegato alle istituzioni.
E’ tempo di costituirci in comitato per la verità su Aldo, perchè non ci fidiamo di uno Stato che processa se stesso e che alla fine finisce sempre per autoassolversi o al massimo nel trovare un capro espiatorio che paghi al posto di un sistema che rende normale la violenza istituzionale e la tortura: quando la tortura non è reato il carcere uccide!
Vogliamo la verità, vogliamo che a nessun’altro succeda quello che è successo ad Aldo.
Vogliamo l'abrogazione della legge fini giovanardi.
Vogliamo vivere la nostra sicurezza, la nostra vita.
Vogliamo disinnescare le paranoia securitarie e arrestare le aggressioni proibizioniste, disattare le dinamiche di esclusione e di controllo sui corpi.
Vogliamo una municipalità altra, fatta di cittadinanze attive e partecipazione.
La sicurezza che vogliamo è sicurezza sul lavoro.
La sicurezza che vogliamo è sicurezza di avere un reddito.
Un paese che tortura chi coltiva una pianta e criminalizza gli stili di vita difficilmente può essere chiamato un paese civile.
Non vogliamo bugie, mistificazioni, insabbiamenti.
A chi chiede piu' carcere chiediamo verità e giustizia.
Oggi Trasformiamo la nostra paura in azione.
Marco Travaglio legge un comunicato per Aldo Bianzino
veritaperaldo | 08 Novembre, 2007 02:08
Conferenza stampa di presentazione della manifestazione
veritaperaldo | 07 Novembre, 2007 14:57
A quasi un mese dalla morte di Aldo Bianzino, avvenuta il 14 ottobre scorso nel carcere “Capanne” di Perugia, non ci sono certezze sulle cause di una morte inspiegabile, e si attende ancora l'esito definitivo delle perizie medico-legali.
Il comitato “Verità per Aldo” indice una manifestazione nazionale a Perugia per il prossimo 10 novembre 2007 ( alle ore 15 da Piazzale Bove) per sollecitare una risposta chiara e pronta da parte delle istituzioni, affinché sia fatta luce su questa vicenda.
Ma occorre anche unire, alla ricerca di questa verità, la denuncia di tutte quelle leggi e quelle istanze politiche volte solo a creare un facile consenso (il recente pacchetto sicurezza, la mai abrogata legge Fini Giovanardi) , dimenticando che la repressione difficilmente si concilia con i diritti umani. E non a caso è proprio la legge sulla tortura, che li dovrebbe salvaguardare, che il Parlamento italiano non riesce ancora ad approvare dopo anni di dibattiti e modifiche.
Il Comitato Verità per Aldo invita tutte le realtà sociali e politiche umbre e i cittadini/e a partecipare alla manifestazione e a sottoscrivere l'appello affinché non cali il silenzio sulla morte di Aldo.
Conferenza stampa di presentazione della manifestazione
Venerdì 9 novembre ore 11.30
Sala Consiliare della Provincia
Piazza Italia - Perugia
http://veritaperaldo.noblogs.org
Messaggio della compagna di Aldo per la manifestazione del 10 novembre a Perugia
veritaperaldo | 07 Novembre, 2007 12:54
Invito tutti i cittadini a partecipare alla manifestazione "Verità per Aldo"
che è anche verità per tutti
e a sfilare dietro lo striscione con il quale io e mio figlio apriremo la manifestazione.
Roberta Radici, la compagna di Aldo Bianzino
Manifestazione Sabato 10 Novembre a Perugia
veritaperaldo | 06 Novembre, 2007 16:02
SABATO 10 Novembre - Manifestazione e Assemblea
Partenza alle ore 15 Piazzale Bove - Perugia
VERITA’ PER ALDO
Il
carcere? sicuro da morire!
Aldo Bianzino e la sua compagna
Roberta il 12 ottobre sono stati arrestai con l’accusa di possedere e coltivare
alcune piante di marijuana. Trasferiti il giorno dopo al carcere di Capanne,
sono separati. Roberta condotta in cella con altre donne, Aldo, in isolamento.
Da quel momento Roberta non
vedrà più il suo compagno lasciato in buone condizioni di salute.
La mattina seguente, domenica 14
ottobre alle 8,15, la polizia penitenziaria entrata nella cella, trova Aldo
agonizzante che poco dopo muore.
Immediatamente la ex moglie, la compagna, i
figli e gli amici si mobilitano per fare chiarezza su questa ingiusta morte
chiedendo verità e giustizia perchè di
carcere non si può morire!
Di fatto dopo un goffo tentativo
di insabbiamento da parte delle autorità carcerarie (le prime indiscrezioni
psulle cause della sulla morte si riferivano ad un improbabile infarto) famiglia
e amici vengono a sapere che dall’autopsia risulta che Aldo è stato vittima di un vero e proprio pestaggio,
il corpo infatti presentava una frattura alle costole, gravi lesioni al fegato,
alla milza e al cervello.
Aldo Bianzino è morto ormai da più di due settimane.
Il silenzio delle istituzioni e dei rappresentanti della politica, dei cosiddetti garanti della nostra sicurezza sociale è assordante.
Indaffarati a sperimentare modelli di governance escludenti, a scagliarsi contro ambulanti, lavavetri, vagabondi, non hanno trovato, non stanno trovando, non trovano il tempo per superare l’alone di impunità, per denunciare chi umilia le persone sotto custodia, infligge sofferenze fisiche e psichiche ai detenuti, uccide.
E' tempo per noi di prendere posizione, spazio e voce.
Di raccontare. Di mantenere viva la memoria collettiva. Di evitare pericolosi insabbiamenti e difendere le nostre esistenze e le nostre pratiche identitarie da abusi, repressioni e pestaggi, “venduti”come atti di legalità.
E’ tempo di disinnescare le “paranoie” securitarie e arrestare le aggressioni proibizioniste, disattivare le dinamiche di esclusione e di controllo sui corpi.
Di resistere alla criminalizzazione degli stili di vita, alla violenza dell’intolleranza, all’esercizio arbitrario dei poteri di repressione e di controllo, alla manipolazione dell’informazione.
E’ tempo di agire, di porre interrogativi a chiunque desideri verità e giustizia per Aldo Bianzino, Giuseppe Ales, Federico Aldrovandi, Alberto Mercuriali. Marcello Lonzi.
E’ tempo di reclamare la scarcerazione immediata dei 5 ragazzi di Spoleto, vittime di una perversa applicazione del 270bis, strumento di controllo e intimidazione preventiva utilizzato ormai per sedare qualunque forma di dissenso.
E’ tempo di costituirci in comitato per la verità su Aldo, di ottenere verità e giustizia sugli omicidi di stato, di abrogare la legge Fini-Giovanardi e reclamare la fine di ogni proibizionismo, di contrastare e opporci ad una società che sempre meno tollera qualsiasi espressione fuori dalla norma, di farci carico delle sorti dei processi per il g8 di Genova rispondendo ai pruriti vendicativi del potere con una manifestazione nazionale che contrasti e interrompa la costruzione di processi di oblio e rimozione collettiva.
SABATO 10 Novembre Perugia
Manifestazione e Assemblea
Partenza alle ore 15 Piazzale Bove - Perugia
Un appuntamento nazionale
contro tutte le intolleranze.
Perchè un paese intollerante e’
tutto tranne che un paese sicuro!
Perchè per una pianta d’erba in
cella non si deve finire!
Perché in carcere non si deve
morire!Verità per Aldo!
http://veritaperaldo.noblogs.org/
LA NOTTE prima di morire Aldo Bianzino chiamò aiuto
veritaperaldo | 06 Novembre, 2007 12:43
La Nazione del 6 novembre 2007
— PERUGIA —
LA NOTTE prima di morire Aldo Bianzino (nella foto grande) chiamò aiuto.
Suonò due o tre volte il campanello di emergenza della sua cella. La
numero 20 della sezione transito del carcere di Capanne a Perugia.
Ma l’agente di polizia penitenziaria in servizio gli rispose di
smetterla e stare tranquillo perché il medico sarebbe passato solo il
giorno dopo. E agli altri detenuti che intervennero in suo ‘difesa’
impose di non intromettersi.
L’incidente probatorio davanti al gip Claudia Matteini (nel tondo) per
fare luce sul giallo della morte in cella non scioglie completamente le
ombre attorno alla fine del falegname di 44 anni. I detenuti confermano
la versione dell’‘omissione di soccorso’, accusando il poliziotto
indagato che però ha sempre negato.
Difeso dall’avvocato Daniela Paccoi ha sostenuto, anche davanti al pm
Giuseppe Petrazzini, di avere controllato regolarmente la cella di
Bianzino senza notare alcunché di anomalo. Le testimonianze sono state
assunte ieri mattina in aula alla presenza del pm, dell’avvocato Paccoi,
dell’agente indagato e dei difensori delle persone offese: l’avvocato
Massimo Zaganelli per la compagna e il figlio e l’avvocato Donatella
Donati per la ex moglie di Bianzino. Prima hanno deposto i due tunisini
che occupavano la cella 18. Uno dei due ha spiegato di essere sicuro che
si trattasse del falegname arrestato per la coltivazione di alcune
piante di marijuana perché conosceva la voce dell’altro italiano
rinchiuso alla numero 21. Le chiamate sarebbero avvenuto tra la
mezzanotte e le una e sarebbero state due o tre.
I detenuti hanno però anche chiarito, rispondendo ad alcune domande, di
non aver sentito alcuno entrare nella cella e di non aver sentito grida
provenire da lì dentro. «Ci trattano bene e non siamo mai stati
picchiati» ha riferito uno di loro. Poi sul banco dei testimoni è
comparso un rumeno, un lavorante che vide alle 7 di mattina Bianzino
(un’ora prima dell’intervento degli agenti) seduto sulla branda e
appoggiato al muro. A quell’ora però probabilmente era già morto. Infine
sono stati interrogati altri due tunisini (l’incidente probatorio è
stato allargato in un secondo momento) che hanno confermato di aver
sentito i suoni provocati dal campanello di emergenza senza però
riuscire a individuare da quale cella, precisamente, provenissero.
BIANZINO era stato trovato morto in cella la mattina del 14 ottobre
scorso, un giorno e mezzo dopo essere stato arrestato. L’ipotesi
iniziale era stata di un malore ma l’autopsia ha poi evidenziato alcune
lesioni sospette all’encefalo, al fegato e alla milza e la procura
perugina ha aperto un fascicolo per omicidio a carico di ignoti per
chiarire la vicenda.
Nell’ambito delle indagini condotte dalla squadra mobile è stato
indagato l’agente della polizia penitenziaria per omissione di soccorso
e omissione di atti di ufficio.
«Prendo atto dei risultati dell’incidente probatorio» ha commentato
l’avvocato Zaganelli. Mentre secondo l’avvocato Paccoi i detenuti hanno
fornito versioni «contraddittorie» in particolare sull’orario nel quale
ciascuno ha sentito il campanello.
«Il mio assistito è tranquillo per il proprio operato, — ha spiegato il
legale — consapevole di non essere mai stato chiamato da Bianzino quella
notte. E’ inoltre più volte passato davanti alla sua cella e alle altre
senza mai notare alcunché di anomalo».
Erika Pontini
Faccia a faccia i detenuti e l’agente
veritaperaldo | 04 Novembre, 2007 12:31
La Nazione Umbria del 4/11/2007
Faccia a faccia i detenuti e l’agente
Domani il confronto a Perugia per la morte di Aldo Bianzino
di CRISTINA CRISCI
— PERUGIA —
UNA DECISIONE presa di comune accordo da tutti i familiari di Aldo
Bianzino. Quella di celebrare i funerali non ieri come inizialmente
annunciato (a seguito della restituzione della salma da parte della
magistratura), ma domenica 11 è stata una scelta unanime. C’è così
un’altra settimana di tempo per fare ancora più chiarezza sulla morte
avvenuta in carcere nella notte tra il 13 e 14 ottobre scorso.
E’ L’AVVOCATO Massimo Zaganelli all’indomani della notizia del rinvio
delle esequie funebri ad evidenziare dettagli più precisi: «Non c’è
stato l’intervento della magistratura per quanto riguarda lo stop alla
sepoltura — puntualizza il legale della compagna di Bianzino Roberta e
del figlio quattordicenne — ma la decisione è dovuta esclusivamente alla
concorde volontà dei familiari del defunto».
OVVIO è che su questa ultima disposizione un suo peso ce l’ha avuta la
consultazione tra tutti i legali dei familiari che hanno insieme
valutato l’opportunità di poter procedere nel corso di questa settimana
ad ulteriori visite post mortem sul cadavere, prima della sua sepoltura.
Proprio nella lunga giornata di venerdì infatti Zaganelli aveva inviato
alla procura di Perugia quella che tecnicamente si chiama «un’istanza
propositiva» avanzando «ulteriori esigenze di accertamento». Infatti se
il corpo venisse sepolto, ci sarebbero circa 30 giorni di tempo per una
ipotetica riesumazione per nuovi rilievi. Eventualità che caricherebbe i
familiari stessi di maggior dolore. Da qui la decisione finale di
celebrare i funerali domenica prossima a Pietralunga nella chiesa della
Madonna dei Rimedi e poi nel cimitero di Pagialla.
Una settimana ancora per cercare di eliminare i dubbi attorno alla
natura dei traumi interni già emersi nei precedenti accertamenti. Sul
rinvio dei funerali anche gli altri legali coinvolti non hanno
evidenziato eccezioni.
IN ATTESA che sul fronte delle nuove perizie giungano certezze, domani
nel carcere di Capanne si svolgerà l’incidente probatorio fissato dal
gip Claudia Matteini. Un faccia a faccia tra l’agente della
penitenziaria indagato per omissione di soccorso e alcuni detenuti che
avrebbero reso testimonianze piuttosto circostanziate sulla notte
precedente al ritrovamento del cadavere di Bianzino nella sua cella.
I detenuti pare abbiano dichiarato di aver sentito più volte lamentarsi
Aldo e chiedere aiuto.
All’incidente probatorio hanno fatto espressa richiesta di partecipare,
come prevede la legge, anche gli avvocati dei familiari della vittima.
sss
Ci sarà invece da attendere ancora per i risultati delle analisi autoptiche.
#
LA SOLIDARIETÀ SABATO L’INIZIATIVA NAZIONALE. I VERDI. «TROPPI LATI
ANCORA OSCURI»
Manifestazione per chiedere verità
— PERUGIA —
ALLA VIGILIA dei funerali, una manifestazione nazionale per chiedere
giustizia. E’ il comitato «Verità per Aldo»
(www.veritaperaldo.noblogs.org») ad aver promosso la mobilitazione che
partirà alle 15 di sabato prossimo da piazzale Bove a Perugia per poi
percorrere le principali vie della città. «Un appuntamento nazionale
contro tutte le intolleranze — si legge nel volantino — perché un Paese
intollerante è tutto tranne che un Paese sicuro… Perché in carcere non
si deve morire».
sss
«La tragica vicenda di Aldo Bianzino getta un’ombra pesante sul nostro
sistema carcerario e sulla rispondenza tra presunti reati commessi e
pene inflitte. Se fossero accertate le gravissime lesioni dovute a
percosse che il falegname di Pietralunga avrebbe subìto, saremmo di
fronte a un fatto di sconcertante gravità». Con queste parole il
consigliere regionale Oliviero Dottorini annuncia l’adesione del gruppo
dei Verdi e civici «a tutte le iniziative che servano a chiedere
chiarezza sulla vicenda che ha coinvolto l’artigiano altotiberino e la
sua famiglia». «Pur con tutta la possibile cautela circa le cause del
decesso — aggiunge Dottorini — è del tutto evidente che ci troviamo di
fronte a un fatto grave e inspiegabile, del quale vanno accertate tutte
le eventuali responsabilità, da qualsiasi parte provengano. Il fatto che
il caso stia assumendo un rilievo nazionale e internazionale e che il
sottosegretario Manconi assicuri trasparenza e collaborazione riguardo
all’individuazione delle cause della morte ci tranquillizza, ma non
rende ragione a una famiglia spezzata senza apparenti motivi. E’ giusto
— conclude — che la comunità regionale e l’intero paese si mobilitino
per chiedere la verità e una spiegazione razionale e coerente per una
vicenda con troppi lati oscuri».
PER CHI VUOLE fare donazioni a favore della compagna e del figlio
minorenne di Aldo è attivo il Banco posta: cc n.27113620.
Assemblea organizzativa lunedi 5 novembre 2007
veritaperaldo | 04 Novembre, 2007 11:57
Lunedi 5 novembre ore 21.30 assemblea organizzativa del Comitato Verità
per Aldo presso il circolo arci Island a Perugia in via Magno Magnini
(per info su come arrivare: http://poi.oziosi.org/?q=taxonomy/term/11)
Morto in cella: l'inchiesta raddoppia
veritaperaldo | 03 Novembre, 2007 20:03
http://www.sergiodelia.it/blog/uploads/giornaleumbria281007.pdf
LA MORTE DEL DETENUTO BIANZINO : SUICIDIO O OMICIDIO?
veritaperaldo | 03 Novembre, 2007 19:03
Questo l'interrogativo e l'esortazione a fare chiarezza da parte del capogruppo PRC-SE Vinti
Umbria - 24/10/2007 10:24
"Domenica scorsa Aldo Bianzino, 44enne di Pietralunga, arrestato per
detenzione illegale di stupefacenti, è morto in carcere. La vicenda ha
contorni che è poco definire oscuri e la Procura di Perugia ha deciso
di aprire un'indagine sulle cause del decesso del detenuto". E' quanto
ricorda, in una nota il capogruppo di Rifondazione comunista Stefano
Vinti preoccupato perché "fatti come questi rischiano di assumere un
tono scontato, quasi di normalità". "È del tutto evidente - evidenzia
il capogruppo del Prc-Se - che la magistratura farà il suo lavoro, ma
l'episodio ci lascia inquieti perché il medico legale avrebbe già
escluso l'ipotesi di una morte per infarto. Inoltre - aggiunge - un
arrestato resta in isolamento fino a quando non lo vede il giudice
delle indagini preliminari, senza entrare in contatto con altri
detenuti. Ora - dice - attendiamo i reperti istologici e gli esami
tossicologici per capire come è morto il detenuto".Vinti chiede,
quindi, di sapere "se la morte in carcere di Aldo Bianzino sia opera
del caso o opera dell'uomo. Questo - commenta - perché il carcere resta
ancora oggi una realtà chiusa e la chiusura aumenta quando succede un
fatto grave come quello di un decesso. Il sistema delle nostre carceri
purtroppo lo conosciamo. La vita delle persone che vi entrano -
sottolinea - sembra valere immediatamente di meno. Per questo abbiamo
sostenuto con forza l'istituzione nella nostra regione del Garante
delle carceri avvenuta con legge regionale il il 18 ottobre dello
scorso anno. E' stata una scelta che abbiamo definito di civiltà perché
convinti che la Regione dell'Umbria non possa disinteressarsi dei
problemi nelle nostre carceri. A distanza di un anno, però, - spiega -
occorre che l'intera comunità politica regionale riconosca la necessità
della nomina del garante, con la duplice funzione di controllo, per le
competenze proprie dell'amministrazione regionale, e di ‘moral
suasion', per le competenze del ministero della Giustizia, al fine di
imboccare un percorso virtuoso per la piena affermazione, senza se e
senza ma, del pieno riconoscimento della dignità umana"."La morte di
Aldo, - aggiunge Vinti - incarcerato per possesso di marijuana, non può
diventare improvvisamente un fatto ‘normale', proprio oggi che
apprendiamo dal decimo rapporto ‘Sos Impresa' (Confesercenti) che
l'azienda italiana con il maggior fatturato è la mafia".Vinti, in
conclusione, fa sapere che "è contro questa assurda normalità che
Rifondazione comunista dell'Umbria si pone, mettendo l'informazione e
la trasparenza al centro dei percorsi di cambiamento della cultura
penitenziaria. Chiediamo chiarezza sulla morte di Aldo Bianzino,
chiediamo la verità, chiediamo una spiegazione coerente con quello che
è accaduto".
Un presidio per ricordare Aldo
veritaperaldo | 03 Novembre, 2007 18:51
Da
Carta (26 ottobre 2007)
Questa
mattina davanti al carcere perugino di Capanne c’era folla. Un presidio
per ricordare Aldo Bianzino, ucciso in cella nella notte tra il 13 e il
14 ottobre, al quale si sono poi uniti i sostenitori dei cinque giovani
spoletini arrestati con l’accusa di far parte di una cellula
anarco-insurrezionalista affiliata all’associazione Coop Fai [Contro
ogni ordine politico federazione anarchica informale]. Nel giro di
quindici giorni il carcere e il suo direttore, Giacobbe Pantaleoni,
sono così finiti sotto i riflettori. Il caso di Aldo Bianzino, sul
quale indaga la procura di Perugia, è anche al centro di un’indagine
del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. E anche il
Comitato europeo per la prevenzione della tortura, rispondendo alla
richiesta dell’Associazione Antigone, ha annunciato che seguirà la
vicenda da vicino. E man mano che vanno avanti i lavori dei medici
legali, si infittiscono gli interrogativi sulla morte di Aldo. A
proposito delle lesioni al fegato, c’è un «modesto distacco», mentre ci
sarebbe una costola rotta e non due «con un interessamento compatibile
– secondo i medici legali – con un massaggio cardiaco». Si riapre così
la possibilità di un decesso seguito a un infarto. Ma bisognerà
aspettare ancora per avere i risultati definitivi dell’autopsia, almeno
un mese se non addirittura due. E anche se c’è da determinare cos’è
davvero accaduto in questa cella di Capanne, dove è morto Aldo nella
notte tra il 13 e il 14 ottobre. Ma rimane una certezza, in questa
cella Aldo c’era finito per due piantine di marijuana.
Bloccati i funerali di Aldo Bianzino
veritaperaldo | 03 Novembre, 2007 03:26
Dalla Nazione del 3 novembre 2007
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Bloccati i funerali di Aldo Bianzino
Accolta l’istanza dell’avvocato Zaganelli: rito rinviato a domenica 11
di CRISTINA CRISCI
— PERUGIA —
OGGI DOVEVA essere il giorno dell’ultimo abbraccio. Manifesti che annunciavano il funerale, i genitori giunti dal nord Italia, i familiari e gli amici pronti a dare l’estremo saluto ad Aldo Bianzino. Poi lo stop. Anche il corteo funebre può aspettare nel nome della verità. Giornata a tre tappe, quella di ieri. Prima il nulla osta per la riconsegna della salma con l’annuncio dei funerali che dovevano svolgersi oggi alle ore 16 con una commemorazione religiosa nel santuario della Madonna dei Rimedi di Pietralunga, poi la sepoltura del feretro nel cimitero di Pagialla. Per quasi tre settimane i familiari hanno aspettato quel momento. E fino alla tarda serata di ieri hanno immaginato il funerale di Aldo. Poi lo stop. Già perché nel frattempo l’avvocato Massimo Zaganelli (difensore dell’ultima compagna Roberta Radici e del figlio quattordicenne) aveva avanzato istanza contraria palesando alcune perplessità sull’opportunità di «procedere alla sepoltura in un caso così delicato quando non tutti i periti hanno potuto ispezionare il cadavere nella sua interezza». Forse lo stesso legale lavora per contattare un altro perito di fama nazionale. Fatto sta che le istanze dopo lunghe ed infuocate consultazioni sono state accettate. Ed alle 21 di ieri è arrivato lo stop. Tutto rinviato a domenica 11 novembre, a quasi un mese di distanza dalla morte. Era infatti il 14 ottobre, una domenica mattina come tante altre quando Aldo Bianzino, detenuto nella cella numero 20 del carcere di Capanne fu trovato privo di vita. Una morte avvolta dal mistero: la prima autopsia evidenzia ematomi interni a livello cerebrale e traumi sempre interni nella regione addominale.
LA PROCURA apre un’indagine ed iscrive un fascicolo per omicidio. Numerosi accertamenti vengono disposti sul corpo dell’uomo fino a ieri l’altro. L’intento è quello di fare massima chiarezza su quello che è accaduto nella maledetta notte del 14 ottobre. A distanza di tre settimane da quel giorno il nome di quest’uomo di 44 anni che aveva scelto di vivere nelle campagne di Pietralunga con la compagna Roberta, l’ultimo figlio di 14 anni e l’anziana suocera, ha scosso gli animi ed è diventato uno dei più clikkati d’Italia. Si moltiplicano i blog che riportano la notizia, aprono forum e discussioni. Ne spunta uno, www.veritaperaldo.noblogs.org interamente dedicato al suo caso. Una mobilitazione generale che a portata di mouse, raccoglie adesioni, indignazioni, voci dentro e fuori dal coro. A muovere le fila della battaglia in rete è il «Comitato verità per Aldo Bianzino» dentro il quale ci stanno molte persone, tante facce, diverse esperienza (dai circoli «Arci», ai Radicali, fino agli amici di Aldo e le associazioni più in generale). Lo slogan del gruppo: «Il carcere? sicuro da morire» per smuovere animi e coscienze e raggiungere la verità. In attesa della manifestazione nazionale che si svolgerà il 10 novembre a Perugia il comitato per Bianzino sta distribuendo anche degli adesivi tempestati di api che volano sui quali si legge: «Per ogni Aldo che cade ne volino 3003» ennesima declinazione di una battaglia che ha ormai assunto connotati e valori che esulano dal fatto specifico. A chi adombra la possibilità che tutta questa mobilitazione venga in qualche modo strumentalizzata risponde Roberta, la compagna di Aldo: «Oltre alla mia, sono queste le uniche voci sulle quali Aldo può contare». A riprendere il caso sono anche i meet-up di Bebbe Grillo, il sito «Fuoriluogo», «Luogocomune», «Street anti pro», «Encod» del Belgio.
Detenuti a confronto con un agente
— PERUGIA —
SUL FRONTE delle indagini c’è invece attesa per l’incidente probatorio fissato per lunedì davanti al gip Claudia Matteini. L’unico indagato, un agente penitenziario, sarà messo di fronte ad alcuni detenuti che avrebbero raccontato di aver sentito Bianzino lamentarsi e chiedere aiuto all’interno della sua cella. Saranno importanti anche i risultati delle varie analisi disposte nel corso dei numerosi accertamenti che sono stati compiuti.
Volantino
veritaperaldo | 02 Novembre, 2007 14:20
VERITA’ PER ALDO
Il carcere? sicuro da morire!
Aldo Bianzino e la sua compagna Roberta il 12 ottobre sono stati arrestai con
l’accusa di possedere e coltivare alcune piante di marijuana. Le forze
dell’ordine si sono presentate in casa di prima mattina Aldo e Roberta sono
stati portati via lasciando il figlio di 14 anni solo.
Il giorno dopo vengono portati al carcere di capanne e qui separati, da questo
momento Roberta non vedrà più il suo compagno che fino ad allora era in buone
condizioni di salute.
(Continua)
Caso Bianzino: dall'amaca di Michele Serra
veritaperaldo | 02 Novembre, 2007 13:59
La storia ce l´ha raccontata ieri su “Repubblica” Jenner Meletti. E´
morto in carcere, per cause ancora da accertare, un falegname umbro,
Aldo Bianzino, arrestato il giorno prima perché coltivava cannabis per
farne uso personale. Una persona mite, che viveva pacificamente in
mezzo alla natura, certo non pericolosa per gli altri, che lascia un
figlio minorenne e una compagna disperata. Proprio in questi giorni e
in queste ore, con l´atroce delitto di Roma che esaspera la questione
già rovente della sicurezza, della violenza, dell´immigrazione rom
fuori controllo, viene spontaneo domandarsi per quale assurdo criterio
giudiziario, o politico, o culturale, un uomo debba morire in carcere
perché gli piaceva farsi le canne (tra parentesi: ieri la Cassazione ha
“depenalizzato” la coltivazione di cannabis per “uso ornamentale”…).
C´è una specie di folle sproporzione, di abnorme iniquità tra le
notizie di rapinatori o di assassini rimessi in libertà con evidente
imprevidenza, e vicende come questa, dalle quali la legge e la
giustizia escono con una patente di totale stupidità. Una stupidità che
avrà certamente le sue spiegazioni “tecniche”, i suoi alibi
procedurali. Ma lascia di ghiaccio. Uno Stato con i nervi saldi non se
la prende con gli hippies: se non altro perché avrebbe cose più urgenti
e più serie da fare.
Da Repubblica, di Michele Serra - 2 novembre 2007
«Non ho una tomba per piangere Aldo»
veritaperaldo | 02 Novembre, 2007 11:14
La Nazione del 2 novembre 2007
MORTO IN CELLA
«Non ho una tomba per piangere Aldo»
Manconi: «Nessun insabbiamento». Attesa per gli esami medico-legali
— PIETRALUNGA —
UN COMPAGNO morto da 18 giorni e «nemmeno una tomba dove piangerlo. Neanche il diritto di vivere il mio dolore con l'intimità che vorrei».
Sono giorni terribili per Roberta Radici, la compagna di Aldo Bianzino (insieme nel tondo in alto) , che oltrealla verità attende anche di poter rivedere la salma. E nemmeno nel giorno dedicato alla commemorazione dei defunti, per lei è giunta la notizia sperata. Nulla di certo ancora sulla restituzione del corpo di Aldo che resta a disposizione delle autorità, tanto meno sull'eventuale data dei funerali. «Invece quello che è certo — aggiunge Roberta — è che vorrei ringraziare tutti coloro che a vario titolo ed in diverso modo, in questi giorni terribili ci sono stati vicini, si sono mobilitati perché la morte di Aldo non sia inutile». Non a caso ieri mattina a microfoni spenti Roberta ha contattato Radio Rai Tre che ha dedicato un'intera trasmissione al caso Bianzino nel corso della quale è intervenuto anche il sottosegretario alla giustizia Manconi (a destra), per ringraziare chi a livello nazionale sta portando avanti una «battaglia per la verità».
Cris.
— PERUGIA —
IL SOTTOSEGRETARIO alla giustizia, Luigi Manconi promette: «Non esiste nessun pericolo di insabbiamento, l'accertamento della verità è un punto d'onore irrinunciabile». Dopo la visita nel carcere di Capanne e un incontro privato con la compagna e il figlio di Aldo Bianzino l'onorevole è intervenuto nuovamente sul giallo della morte in cella. Saranno ora le risposte della medicina legale a fare luce su tempi e cause del decesso. A dire cosa ha ucciso il 14 ottobre scorso un falegname di 44 anni arrestato nemmeno due giorni prima perché a Pietralunga coltivava piante di marijuana.
In particolare saranno gli esami istologici sull'encefalo a stabilire se le lesioni cerebrali riscontrate in sede di autopsia possono essere state provocate da traumi esterni, come la shaken baby sindrome. Questo potrebbe spiegare l'assenza di lesioni estterne sul corpo di Bianzino. Da verificare, ancora, la natura delle lesioni alla milza e al fegato. Nelle ultime ore i consulenti incaricati dal pm Giuseppe Petrazzini, Luca Lalli e Anna Aprile hanno eseguito — insieme ai consulenti di parte, Laura Paglicci Reattelli per la compagna e Walter Patumi per la ex moglie — gli esami radiografici e verificato il responso di quelli tossicologici (sarebbero state trovate tracce di cannabis). La storia fatta di ombre della morte in cella era esplosa proprio in seguito all'autopsia. Quella che inizialmente era apparsa una morte per infarto si era trasformata in un possibile omicidio quando il medico legale aveva riscontrato le lesioni di natura traumatica. Di lì la decisione di bloccare la salma per consentire ulteriori accertamenti. E, contestualmente, avviare un'indagine classica' per omicidio che ancora non avrebbe portato ad alcun responso. L'unico indagato è un agente di polizia penitenziaria — inquisito per omissione di soccorso e omissione di atti d'ufficio — perché non avrebbe prestato aiuto a Bianzino che la notte lamentò di sentirsi male. A denunciarlo sono stati due tunisini, ristretti nella cella 18 del penitenziario che lunedì saranno sentiti dal gip nel corso di un incidente probatorio insieme ad un terzo uomo. Si tratta di un lavorante rumeno che avrebbe visto alle 7 del mattino il falegnamente seduto sulla brandina della cella., nudo.
Il poliziotto, difeso dall'avvocato Daniela Paccoi, ha spiegato al magistrato di essersi comportato correttamente.
Eri.P.