Martedì 16 Febbraio 2010 Benefit per le spese legali
Venerdì 22 Gennaio 2010 ore 20,00:
LA TOLLERANZA CHE UCCIDE
Incontro
dibattito con Cinzia Gubbioni (Il Manifesto), Giampaolo di Loreto
(Criminologo), Associazione Antigone, Comitato Verità per Aldo Bianzino
e l'intervento di Michele Fabiani
Segue Aperitivo e Cena, Il tutto presso il CSA Germinal Cimarelli (via del Lanificio 19, Terni).
“Arrestati e condotti nel carcere di Capanne -Aldo viene portato in isolamento e Roberta nel braccio femminile- al termine di una perquisizione, firmata dal PM Petrazzini, trovate solo alcune piante di marijuana e 30 euro in contanti...”
E' l'assurdo inizio della fine di Aldo. Uomo libero, consumatore e coltivatore di canapa che per questo viene arrestato e muore in carcere, in una città che si preoccupa soltanto di reprimere i consumatori e la “manodopera di strada” mentre rimane una piazza centrale del narcotraffico. A più di due anni da questa "misteriosa" morte, si tenta ancora di insabbiare la verità.
Infatti, mentre è stato rinviato a giudizio l'agente di polizia penitenziaria accusato di omissione di soccorso, viene archiviato il procedimento per omicidio, volendo farci credere che Aldo sia “stato ucciso” in carcere da un malore accidentale.
L'ipotesi di morte naturale viene però formulata solo dopo la seconda autopsia sul corpo di Aldo.
Và ricordato che nella prima autopsia vengono riscontrate diverse lesioni "compatibili con l'ipotesi di omicidio" e i medici legali dichiarano probabile la sua morte per percosse. Nella seconda, con l'asportazione del fegato e del cervello, la sua morte viene fatta risalire a cause naturali, negando di fatto l'ipotesi delle percosse.
Una terza perizia viene richiesta dal giudice e affidata agi stessi medici legali! Il risultato? Il fegato di Aldo si sarebbe staccato in seguito ad un massaggio cardiaco (effettuato da medici competenti!).
Dall’analisi dagli atti che giustificano l’archiviazione permangono diversi dubbi:
-
-Aldo viene ritrovato rannicchiato nel letto nudo con addosso una sola maglietta (che i familiari affermano non appartenergli) e con la finestra aperta, ad ottobre inoltrato.
-
-Al momento del ritrovamento del corpo di Aldo non è stata effettuata alcuna ispezione della cella numero 20 nella quale era stato rinchiuso.
-
-Nonostante viene affermato che dall’analisi delle riprese delle telecamere a circuito chiuso del carcere non risultino elementi rilevanti, non si parla del perché queste all’inizio vengono dichiarate non funzionanti mentre in seguito viene affermato che il loro funzionamento avviene con registrazioni ad intervalli regolari.
Inoltre come è possibile che lo stesso P.M. Petrazzini che ha ordinato l'arresto di Aldo sia anche quello che ha indagato sulle cause della sua morte? Non e' corretto che uno stesso magistrato svolga contemporaneamente il ruolo dell'accusa e della tutela (ruolo della difesa) nei confronti della medesima persona. Al limite il magistrato che ha emesso l'ordinanza di perquisizione nei confronti di Aldo poteva essere sentito come parte in causa all'interno dell'inchiesta sull'omicidio, ormai archiviata.
Questa è la “storiella” alla quale vogliono farci credere, dandoci come “contentino” il capro espiatorio di turno.
In risposta ad uno stato che vuole controllare i cittadini e reprimere qualsiasi comportamento che sia difforme dalla norma, e ad un comune che non si è mai esposto su questa vicenda continuando invece ad alimentare politiche securitarie attraverso la privatizzazione del controllo sui nostri corpi e le nostre vite (vedi Stuart in centro e il recente provvedimento sul pubblico decoro), noi continueremo ad opporci a questa sicurezza che vuole limitare le nostre libertà individuali e che allo stesso tempo lascia impuniti casi molto simili a quello di Aldo come quelli di Stefano Cucchi, Marcello Lonzi e Stefano Frapporti, solo per citarne alcuni, ma che potrebbe capitare a tutti noi in qualsiasi momento.
Continueremo quindi a diffondere lotte dal basso e consapevolezza perché non si può finire in carcere per qualche pianta d’erba in nome di una sicurezza che è solo repressione e morte.
Comitato verità e giustizia per Aldo
Il gip Ricciarelli archivia il fascicolo per omicidio:
"Cause naturali in seguito ad aneurisma" E' stata archiviata dal gip del tribunale di Perugia l'inchiesta per omicidio a carico di ignoti per la morte nel carcere del capoluogo umbro, nell'ottobre di due anni fa, di Aldo Bianzino, il falegname che era stato arrestato pochi giorni prima per la coltivazione di alcune piante di canapa indiana.
Secondo il giudice, il decesso avvenne per cause naturali in seguito ad un aneurisma cerebrale. A riportare la notizia è oggi il Corriere dell'Umbria. Il giudice ha accolto la seconda richiesta di archiviazione del fascicolo avanzata dal pm Giuseppe Petrazzini. Ad entrambe le istanze si erano invece opposti i familiari di Bianzino.
In base agli accertamenti svolti dai consulenti della procura, il giudice ha però ritenuto che la lesione riscontrata al fegato del falegname sia legata alle manovre di rianimazione dopo l'aneurisma.
Ha quindi disposto l'archiviazione del fascicolo.
tratto da umbrialeft.it
TUTTI MORTI DI VECCHIAIA: Bianzino, Cucchi, Lonzi, Aldrovandi …
TUTTI MORTI DI VECCHIAIA: Bianzino, Cucchi, Lonzi, Aldrovandi …
“Arrestati e condotti nel carcere di Capanne -Aldo viene portato in isolamento e Roberta nel braccio femminile- al termine di una perquisizione, firmata dal PM Petrazzini, trovate solo alcune piante di marijuana e 30 euro in contanti...”
E' l'assurdo inizio della fine di Aldo. Uomo libero, consumatore e coltivatore di canapa che per questo viene arrestato e muore in carcere, in una città che si preoccupa soltanto di reprimere i consumatori e la “manodopera di strada” mentre rimane una piazza centrale del narcotraffico. A più di due anni da questa "misteriosa" morte, si tenta ancora di insabbiare la verità. Infatti, mentre è stata rinviato a giudizio l'agente di polizia penitenziaria accusato di omissione di soccorso, oggi si richiede l'archiviazione del procedimento per omicidio, volendo farci credere che Aldo sia “stato ucciso” in carcere da un malore accidentale. (Continua)
Aldo Bianzino, una morte da non insabbiare
di Patti Cirino
«Ti sbattono in galera che sei una anima bella/diventi un corpo
inanimato in cella/Ricordo Aldo Bianzino era un falegname/Nel suo
casolare a chi faceva del male?» (Assalti Frontali, «Mappe della
Libertà»).
Nomi.
Alberto Mercuriali, Nicola Tommasoni, Abdul Gibre, Riccardo Raisman.
Nomi ostaggio di reticenze, impunità, ipocrisie. Nomi. Stefano Cucchi,
Federico Aldrovandi, Marcello Lonzi, Aldo Bianzino. Nomi che bussano
alle porte della coscienza e della memoria collettiva. Nomi scritti su
fredde richieste d'archiviazione. Nomi rinchiusi tra le carte degli
scaffali degli uffici giudiziari. Nomi che non vogliamo dimenticare.
Nomi e storie di violenza proibizionista, indagini inquinate e
istruttorie lacunose, verità insabbiate e circostanze anomale da
approfondire, diritti negati e informazione tagliata. Storie imbastite
di retorica securitaria, di proclami di guerra ai consumatori, di
tolleranza zero. Storie di stato in attesa di veder chiariti, in ogni
punto, i motivi, le dinamiche, le cause e le responsabilità di queste
morti misteriose. Storie in attesa di verità e giustizia. (Continua)
tratto da radioradicale
Caso Bianzino: un coro di no all'archiviazione
Anomalie. Quando si parla di morte in carcere è il termine che viene ripetuto più spesso, dalle aule di tribunale rimbalza fin tra le mure domestiche strillato dalla scatola televisiva. Anomalie, come si trattasse di una sorta di giustificazione o dell'unica certezza. Di anomalie, tante si continua a parlare per il caso Cucchi, emerso agli onori della cronaca grazie all'ostinata determinazione dei familiari, di anomalie si continua a parlare per il caso Bianzino. Una vicenda forse meno nota a livello nazionale, meno sviscerata dagli organi di informazione ma ugualmente carica di punti oscuri. A sottolinearli, a mo' d domanda senza risposta, su un volantino, che verrà distribuito davanti al Tribunale di Perugia, è il comitato “Verità per Aldo” che da tempo segue la vicenda e lotta accanto ai familiari dell'ebanista 44enne morto nel carcere di Capanne nell'ottobre 2007. Il comitato, che nel corso della precedente udienza tenutasi il 25 novembre scorso è riuscito a costituirsi parte civile nell'ambito del processo che al momento vede come unico imputato una guardia carceraria con l'accusa di omissione di soccorso, si troverà di nuovo domani davanti al tribunale di Perugia a sostegno dei familiari che cercano di opporsi alla terza rischiesta di archiviazione per l'accusa di omicidio volontario a carico di ignoti. (Continua)
Presidio 11 dicembre 2009 presso il Tribunale di Perugia
L'11 dicembre 2009 ci sarà l'udienza per l'opposizione alla richiesta di archiviazione per l'accusa di omicidio di Aldo Bianzino a opera di ignoti.
Il comitato Verità e Giustizia per Aldo sarà presente, come sempre, con un presidio davanti al tribunale di Perugia.
Invitiamo tutte e tutti a esserci l'11 dicembre 2009 alle ore 9, facciamo sentire la nostre voce perchè la morte di Aldo non passi sotto silenzio!
Intervista a Patrizia Cirino sull'udienza preliminare del processo per la morte di Aldo Bianzino
tratta da radioradicale.it
A due anni dalla morte di Aldo Bianzino, deceduto nel carcere di Capanne due giorni dopo il suo arresto, potrebbe finalmente esserci la speranza di conoscere la verità. Ieri il gup di Perugia Marina De Robertis ha deciso per il rinvio a giudizio dell’agente di polizia penitenziaria Gianluca Cantoro, accusato di omissione di soccorso, omissione di atti di ufficio e falso.
Bianzino, entrato in carcere il 12 ottobre 2007, è morto la mattina del 14. Nell’incidente probatorio i detenuti della cella a fianco hanno testimoniato di averlo sentito più volte chiedere aiuto durante la notte, domandare l’intervento di un medico. «Ma la guardia ha risposto di non rompere il c...», hanno dichiarato al giudice. Solo al mattino sono intervenute due dottoresse, ma non c’era più nulla da fare. L’esame autopico sul corpo del 44enne di Pietralunga ha rivelato un ematoma al cervello e una profonda lesione al fegato.
Ciò nonostante, è stata chiesta l’archiviazione del procedimento aperto contro ignoti per omicidio: la decisione è attesa il prossimo 11 dicembre. Il gup ieri ha deciso di non concedere nemmeno la contestazione dell’aggravante di “morte come conseguenza di omissione di soccorso”, che era stata chiesta dall’avvocato Massimo Zaganelli, che rappresenta il figlio minore di Bianzino, Rudra.
De Robertis ha però ammesso la costituzione, come parte civile, dell’associazione Verità e giustizia per Aldo Bianzino.
«Il pm Petrazzini aveva richiesto di escluderci per “carenza di legittimazione”, perché costituitici in ritardo», spiega Patrizia Cirino, presidente dell’Associazione. «Ma il gup ha riconosciuto la nostra attività fin dall’inizio di questa vicenda, quando abbiamo formato il Comitato verità e giustizia». È stato il comitato, subito dopo la morte di Aldo, a portare il caso all’attenzione dei media e della città, a chiedere chiarezza e non omertà. L’ammissione al processo - che comincerà il 28 giugno 2010 - è un importante segnale per tutti.
Accettata la richiesta di costituzione di parte civile dell'Ass. "Verità per Aldo Bianzino"
Dopo 4 ore di presidio finalmente qualche notizia ufficiale ce l'abbiamo:
-La nostra richiesta di costituirci parte civile è stata accettata!!!!!!!!!!
-Il giudice ha deciso il rinvio a giudizio della guardia carceraria sotto procedimento, stabilendo il dibattimento al 28 giugno 2010.
Prossimo appuntamento: venerdì 11 dicembre ore 9 udienza per l'opposizione all'archiviazione dell'altro troncone del processo, ovvero omicidio involontario contro ignoti.
A presto con aggiornamenti più dettagliati.
Presidio 25 novembre 2009 davanti al Tribunale di Perugia







