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la "Million Marijuana March" per Aldo Bianzino
veritaperaldo | 06 Maggio, 2008 08:39
      Droghe: Roma; la "Million Marijuana March" per Aldo Bianzino
Dire, 5 maggio 2008
È stata dedicata ad Aldo Bianzino (il falegname quarantenne umbro 
arrestato lo scorso inverno perché aveva piante di marijuana nel suo 
casolare e morto in carcere il giorno dopo) l'ottava edizione della 
Million Marijuana March, che alle 16 è partita da piazza della Repubblica 
a Roma. La marcia fa parte di un' iniziativa mondiale che, partita dalle 
poche decine di città del 1999, coinvolge ormai più di 220 città su tre 
punti rivendicativi: fine delle persecuzioni per i consumatori; diritto 
all' uso terapeutico della Cannabis per i pazienti; diritto a coltivare 
liberamente una pianta che è parte del patrimonio botanico del pianeta.
"Quest' anno la dedicheremo ad Aldo Bianzino - afferma Alberto Sciolari, 
uno degli organizzatori - perché la sua vicenda è davvero inquietante: lo 
arrestarono nel suo casolare in campagna perché aveva qualche pianta di 
marijuana e il giorno dopo morì in cella. Dissero che si trattava di un 
malore, ma dall' autopsia risultò la frattura di alcune costole e danni al 
fegato, come se avesse subito un pestaggio fatto ad arte per non lasciare 
tracce evidenti".
Un pensiero Sciolari lo rivolge però anche al nuovo sindaco di Roma Gianni 
Alemanno: "Ora ci si può aspettare di tutto, perché in teoria, a 
differenza di Veltroni che aveva cercato di mantenere una pace sociale, 
Alemanno potrebbe decidere di far applicare rigorosamente la legge 
Fini-Giovanardi, usandola come grimaldello. Da parte nostra cercheremo di 
mantenere dei paletti, soprattutto sul diritto dei malati a curarsi con la 
cannabis, perché se il peggio inizia poi non si ferma più".
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Come i familiari di Aldo Bianzino motivano l'opposizione all'archiviazione
veritaperaldo | 29 Febbraio, 2008 11:32
Riportiamo alcuni passaggi interessanti:
Dal Corriere dell'Umbria del 28/02/2008
Morto in cella. Come i familiari motivano l'opposizione all'archiviazione  -
di E.C.Bertoldi
"Ispirati unicamente dalla volontà di vedere chiariti in ogni punto, i
motivi, le dinamiche, le cause e le responsabilità che hanno condotto
"altrove" Aldo, chiediamo che l'inchiesta non sia archiviata. Lo chiediamo
per Aldo, ma non solo per Aldo. Anche per tutti coloro che dopo di lui si
troveranno a soggiornare nel carcere di Capanne". È questa la motivazine con
il quale il figlio e il fratello di Aldo Bianzino, rispettivamente Aruna
Prem e Claudio, chiedono al gip Restivo di respingere la richiesta di
archiviazione dell'inchiesta sull'omicidio iscritta contro persona ignota,
al pm Petrazzini.
...........
Fanno poi notare che anche la perizia conclusiva mette in luce una lesione
epatica, che però il pm afferma essere del tutto estranea all'evento. "Una
manovra rianimatoria talmente errata e maldestra da determinare la
lacerazione epatica avrebbe – sostengono i congiunti – comportato anche una
lesione sternale che di contro non è stata riscontrata sul corpo di Aldo".
La parte civile indica un'ipotesi: "non si vede come non possa essere stato
ipotizzato un traumatismo epatico che di conseguenza potrebbe aver
determinato la rottura dell'aneurisma (ad esempio attraverso l'induzione di
un aumento pressorio).
.........
L'indagine
La richiesta di opposizione all'archiviazione indica anche un teste che
sostiene di averlo visto uscire dalla sua cella "per ben due volte" e
"sempre per recarsi in infermeria" accompagnato da un assistente, mentre in
infermeria risulta una sola visita. Dunque risentire il teste, ascoltare un
altro teste che conferma questo particolare e individuare quale agente lo
abbia accompagnato e scoprire le visite in infermeria. Anche le telecamere
del carcere fanno vedere degli spostamenti che "non possono non essere
ritenuti importanti per l'indagine". In particolare viene indicata
l'esigenza di individuare chi fosse l'individuo in tuta mimetica alle
20.32e un altro alle
20.53. Un altro ancora alle 22.32 che si muove "con una certa fretta" e che
"gesticola".
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Lettera di Giuseppe Bianzino (padre di Aldo)
veritaperaldo | 16 Novembre, 2007 14:32

Cari amici de Il Manifesto, sono il papà di Aldo Bianzino (morto di percosse nel carcere di Perugia il 23/10 dopo essere stato arrestato per detenzione di marijuana, ndr) vi chiamo amici perchè, pur non conoscendovi personalmente, vi ho sentiti vicini nella tragedia che ci ha colpiti. Io e mia moglie desideriamo vivamente ringraziare voi e tutti coloro che hanno seguito e raccontato i fatti. Un grazie va a Luigi Manconi, al quale in particolare ci affidiamo perchè non molli e faccia di tutto per arrivare alla verità e identificare i colpevoli, e alla signora Maria Ciuffi, la mamma di Marcello Lauri che era stata colpita da una tragedia uguale e che ci ha scritto una lettera che voi avete pubblicato. Unisco a questa lettera alcune mie riflessioni delle quali mi assumo in ogni caso tutta la responsabilità scaricando eventualmente voi.

1. Quelli che hanno massacrato Aldo si sono comportati come i componenti della famigerata banda banda Koch, o come gli aguzzini di Videla o Pinochet. In quella gente però c'era una diversità: combatteva in modo ignobile, contro qualcuno, aveva una parte avversa, inerme e debole, ma comunque avversa che stava "dall'altra parte", che, almeno ai loro occhi, si configurava come "nemico". Lungi dall'essere una giustificazione, questa se non altro può essere un spiegazione. Ma Aldo, di chi poteva essere "parte avversa"?

2. Il direttore del carcere chiama se stesso e la sua organizzazione fuori da ogni colpa: ma in quel carcere che si definisce di "sicurezza", non era forse lui prima di tutti il responsabile di ciò che avveniva, della vita e della salute di chi gli era stato affidato? Si possono paragonare tra loro l'illegalità (secondo la legge italiana attuale) di coltivare piante di cannabis e le sevizie mortali (materiali, mentali, morali) inflitte ad un uomo? Eppure si sente aleggiare, tra i "benpensanti", la gente "per bene", che in fondo era un drogato, quindi aveva le sue colpe. La legge infame di cui sopra, tra l'altro accomuna marijuana e crack, eroina, cocaina, etc.: è come paragonare la camomilla ai barbiturici. Quanto al tenore di cannabinolo contenuto nelle piantine coltivate  ai nostri climi, per una pianta che, a quanto mi risulta, è acclimatata bene in Libano e in Messico, credo ci sarebbe da discutere.. Per l'accusa di spaccio, basta ricordare che la perquisizione in casa di Aldo ha fatto ritrovare in tutto 30 (trenta!) euro. E Aldo non aveva conto in banca o in posta.

3. Mi dicono che il Pm che ha in mano l'inchiesta sia una persona seria, che vuole andare a fondo e trovare i colpevoli. Ma è quello stesso che ha fatto arrestare Aldo e la sua compagna. Possibile che non avesse saputo che così facendo avrebbe lasciato soli in una casa isolata sull'Appennino un minore (quattordicenne) con la nonna ultranovantenne dalla salute precaria?

4. Non ho nessuna fiducia che si arrivi a stabilire la verità tramite la "giustizia" italiana. Abbiamo troppi esempi in cui lo stato italiano ha coperto le colpe di delitti e stragi su cui aveva interesse che la verità non venisse fuori. Mi vengono in mente Piazza Fontana, Brescia, Bologna, l'Italicus, Ustica, il G8 di Genova, l'assassinio di Pinelli, in cui il primo responsabile a sua volta è stato messo a tacere in un modo che ricorda parecchio il caso Kennedy, mandando poi in galera gente che probabilmente non c'entrava affatto. Voglio vedere, (ma vorrei non vedere) se anche qui trionferà la logica degli omissis (magari non dichiarati) del segreto di stato, della vergogna. Siamo sicuri che tutte le morti avvenute in carcere in questi anni e catalogate come "suicidio" siano state veramente tali?

5. C'è un pezzo per pianoforte di Robert Schumann, triste, ma di una tristezza quasi incredula, che ripete in vari toni, la stessa frase musicale che è una disperata domanda : si intitola "Warum?", perchè?

Giuseppe Bianzino

lettera tratta dal Il Manifesto del 16 novembre 2007

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LA NOTTE prima di morire Aldo Bianzino chiamò aiuto
veritaperaldo | 06 Novembre, 2007 12:43
La Nazione del 6 novembre 2007
— PERUGIA —
LA NOTTE prima di morire Aldo Bianzino (nella foto grande) chiamò aiuto.
Suonò due o tre volte il campanello di emergenza della sua cella. La
numero 20 della sezione transito del carcere di Capanne a Perugia.
Ma l’agente di polizia penitenziaria in servizio gli rispose di
smetterla e stare tranquillo perché il medico sarebbe passato solo il
giorno dopo. E agli altri detenuti che intervennero in suo ‘difesa’
impose di non intromettersi.
L’incidente probatorio davanti al gip Claudia Matteini (nel tondo) per
fare luce sul giallo della morte in cella non scioglie completamente le
ombre attorno alla fine del falegname di 44 anni. I detenuti confermano
la versione dell’‘omissione di soccorso’, accusando il poliziotto
indagato che però ha sempre negato.
Difeso dall’avvocato Daniela Paccoi ha sostenuto, anche davanti al pm
Giuseppe Petrazzini, di avere controllato regolarmente la cella di
Bianzino senza notare alcunché di anomalo. Le testimonianze sono state
assunte ieri mattina in aula alla presenza del pm, dell’avvocato Paccoi,
dell’agente indagato e dei difensori delle persone offese: l’avvocato
Massimo Zaganelli per la compagna e il figlio e l’avvocato Donatella
Donati per la ex moglie di Bianzino. Prima hanno deposto i due tunisini
che occupavano la cella 18. Uno dei due ha spiegato di essere sicuro che
si trattasse del falegname arrestato per la coltivazione di alcune
piante di marijuana perché conosceva la voce dell’altro italiano
rinchiuso alla numero 21. Le chiamate sarebbero avvenuto tra la
mezzanotte e le una e sarebbero state due o tre.
I detenuti hanno però anche chiarito, rispondendo ad alcune domande, di
non aver sentito alcuno entrare nella cella e di non aver sentito grida
provenire da lì dentro. «Ci trattano bene e non siamo mai stati
picchiati» ha riferito uno di loro. Poi sul banco dei testimoni è
comparso un rumeno, un lavorante che vide alle 7 di mattina Bianzino
(un’ora prima dell’intervento degli agenti) seduto sulla branda e
appoggiato al muro. A quell’ora però probabilmente era già morto. Infine
sono stati interrogati altri due tunisini (l’incidente probatorio è
stato allargato in un secondo momento) che hanno confermato di aver
sentito i suoni provocati dal campanello di emergenza senza però
riuscire a individuare da quale cella, precisamente, provenissero.
BIANZINO era stato trovato morto in cella la mattina del 14 ottobre
scorso, un giorno e mezzo dopo essere stato arrestato. L’ipotesi
iniziale era stata di un malore ma l’autopsia ha poi evidenziato alcune
lesioni sospette all’encefalo, al fegato e alla milza e la procura
perugina ha aperto un fascicolo per omicidio a carico di ignoti per
chiarire la vicenda.
Nell’ambito delle indagini condotte dalla squadra mobile è stato
indagato l’agente della polizia penitenziaria per omissione di soccorso
e omissione di atti di ufficio.
«Prendo atto dei risultati dell’incidente probatorio» ha commentato
l’avvocato Zaganelli. Mentre secondo l’avvocato Paccoi i detenuti hanno
fornito versioni «contraddittorie» in particolare sull’orario nel quale
ciascuno ha sentito il campanello.
«Il mio assistito è tranquillo per il proprio operato, — ha spiegato il
legale — consapevole di non essere mai stato chiamato da Bianzino quella
notte. E’ inoltre più volte passato davanti alla sua cella e alle altre
senza mai notare alcunché di anomalo».
Erika Pontini
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Faccia a faccia i detenuti e l’agente
veritaperaldo | 04 Novembre, 2007 12:31
La Nazione Umbria del 4/11/2007
Faccia a faccia i detenuti e l’agente
Domani il confronto a Perugia per la morte di Aldo Bianzino
di CRISTINA CRISCI
— PERUGIA —
UNA DECISIONE presa di comune accordo da tutti i familiari di Aldo
Bianzino. Quella di celebrare i funerali non ieri come inizialmente
annunciato (a seguito della restituzione della salma da parte della
magistratura), ma domenica 11 è stata una scelta unanime. C’è così
un’altra settimana di tempo per fare ancora più chiarezza sulla morte
avvenuta in carcere nella notte tra il 13 e 14 ottobre scorso.
E’ L’AVVOCATO Massimo Zaganelli all’indomani della notizia del rinvio
delle esequie funebri ad evidenziare dettagli più precisi: «Non c’è
stato l’intervento della magistratura per quanto riguarda lo stop alla
sepoltura — puntualizza il legale della compagna di Bianzino Roberta e
del figlio quattordicenne — ma la decisione è dovuta esclusivamente alla
concorde volontà dei familiari del defunto».
OVVIO è che su questa ultima disposizione un suo peso ce l’ha avuta la
consultazione tra tutti i legali dei familiari che hanno insieme
valutato l’opportunità di poter procedere nel corso di questa settimana
ad ulteriori visite post mortem sul cadavere, prima della sua sepoltura.
Proprio nella lunga giornata di venerdì infatti Zaganelli aveva inviato
alla procura di Perugia quella che tecnicamente si chiama «un’istanza
propositiva» avanzando «ulteriori esigenze di accertamento». Infatti se
il corpo venisse sepolto, ci sarebbero circa 30 giorni di tempo per una
ipotetica riesumazione per nuovi rilievi. Eventualità che caricherebbe i
familiari stessi di maggior dolore. Da qui la decisione finale di
celebrare i funerali domenica prossima a Pietralunga nella chiesa della
Madonna dei Rimedi e poi nel cimitero di Pagialla.
Una settimana ancora per cercare di eliminare i dubbi attorno alla
natura dei traumi interni già emersi nei precedenti accertamenti. Sul
rinvio dei funerali anche gli altri legali coinvolti non hanno
evidenziato eccezioni.
IN ATTESA che sul fronte delle nuove perizie giungano certezze, domani
nel carcere di Capanne si svolgerà l’incidente probatorio fissato dal
gip Claudia Matteini. Un faccia a faccia tra l’agente della
penitenziaria indagato per omissione di soccorso e alcuni detenuti che
avrebbero reso testimonianze piuttosto circostanziate sulla notte
precedente al ritrovamento del cadavere di Bianzino nella sua cella.
I detenuti pare abbiano dichiarato di aver sentito più volte lamentarsi
Aldo e chiedere aiuto.
All’incidente probatorio hanno fatto espressa richiesta di partecipare,
come prevede la legge, anche gli avvocati dei familiari della vittima.
sss
Ci sarà invece da attendere ancora per i risultati delle analisi autoptiche.
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LA SOLIDARIETÀ SABATO L’INIZIATIVA NAZIONALE. I VERDI. «TROPPI LATI
ANCORA OSCURI»
Manifestazione per chiedere verità
— PERUGIA —
ALLA VIGILIA dei funerali, una manifestazione nazionale per chiedere
giustizia. E’ il comitato «Verità per Aldo»
(www.veritaperaldo.noblogs.org») ad aver promosso la mobilitazione che
partirà alle 15 di sabato prossimo da piazzale Bove a Perugia per poi
percorrere le principali vie della città. «Un appuntamento nazionale
contro tutte le intolleranze — si legge nel volantino — perché un Paese
intollerante è tutto tranne che un Paese sicuro… Perché in carcere non
si deve morire».
sss
«La tragica vicenda di Aldo Bianzino getta un’ombra pesante sul nostro
sistema carcerario e sulla rispondenza tra presunti reati commessi e
pene inflitte. Se fossero accertate le gravissime lesioni dovute a
percosse che il falegname di Pietralunga avrebbe subìto, saremmo di
fronte a un fatto di sconcertante gravità». Con queste parole il
consigliere regionale Oliviero Dottorini annuncia l’adesione del gruppo
dei Verdi e civici «a tutte le iniziative che servano a chiedere
chiarezza sulla vicenda che ha coinvolto l’artigiano altotiberino e la
sua famiglia». «Pur con tutta la possibile cautela circa le cause del
decesso — aggiunge Dottorini — è del tutto evidente che ci troviamo di
fronte a un fatto grave e inspiegabile, del quale vanno accertate tutte
le eventuali responsabilità, da qualsiasi parte provengano. Il fatto che
il caso stia assumendo un rilievo nazionale e internazionale e che il
sottosegretario Manconi assicuri trasparenza e collaborazione riguardo
all’individuazione delle cause della morte ci tranquillizza, ma non
rende ragione a una famiglia spezzata senza apparenti motivi. E’ giusto
— conclude — che la comunità regionale e l’intero paese si mobilitino
per chiedere la verità e una spiegazione razionale e coerente per una
vicenda con troppi lati oscuri».
PER CHI VUOLE fare donazioni a favore della compagna e del figlio
minorenne di Aldo è attivo il Banco posta: cc n.27113620.
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Morto in cella: l'inchiesta raddoppia
veritaperaldo | 03 Novembre, 2007 20:03
http://www.sergiodelia.it/blog/uploads/giornaleumbria281007.pdf  #
LA MORTE DEL DETENUTO BIANZINO : SUICIDIO O OMICIDIO?
veritaperaldo | 03 Novembre, 2007 19:03

 


Questo l'interrogativo e l'esortazione a fare chiarezza da parte del capogruppo PRC-SE Vinti

Umbria - 24/10/2007 10:24

"Domenica scorsa Aldo Bianzino, 44enne di Pietralunga, arrestato per detenzione illegale di stupefacenti, è morto in carcere. La vicenda ha contorni che è poco definire oscuri e la Procura di Perugia ha deciso di aprire un'indagine sulle cause del decesso del detenuto". E' quanto ricorda, in una nota il capogruppo di Rifondazione comunista Stefano Vinti preoccupato perché "fatti come questi rischiano di assumere un tono scontato, quasi di normalità". "È del tutto evidente - evidenzia il capogruppo del Prc-Se - che la magistratura farà il suo lavoro, ma l'episodio ci lascia inquieti perché il medico legale avrebbe già escluso l'ipotesi di una morte per infarto. Inoltre - aggiunge - un arrestato resta in isolamento fino a quando non lo vede il giudice delle indagini preliminari, senza entrare in contatto con altri detenuti. Ora - dice - attendiamo i reperti istologici e gli esami tossicologici per capire come è morto il detenuto".Vinti chiede, quindi, di sapere "se la morte in carcere di Aldo Bianzino sia opera del caso o opera dell'uomo. Questo - commenta - perché il carcere resta ancora oggi una realtà chiusa e la chiusura aumenta quando succede un fatto grave come quello di un decesso. Il sistema delle nostre carceri purtroppo lo conosciamo. La vita delle persone che vi entrano - sottolinea - sembra valere immediatamente di meno. Per questo abbiamo sostenuto con forza l'istituzione nella nostra regione del Garante delle carceri avvenuta con legge regionale il il 18 ottobre dello scorso anno. E' stata una scelta che abbiamo definito di civiltà perché convinti che la Regione dell'Umbria non possa disinteressarsi dei problemi nelle nostre carceri. A distanza di un anno, però, - spiega - occorre che l'intera comunità politica regionale riconosca la necessità della nomina del garante, con la duplice funzione di controllo, per le competenze proprie dell'amministrazione regionale, e di ‘moral suasion', per le competenze del ministero della Giustizia, al fine di imboccare un percorso virtuoso per la piena affermazione, senza se e senza ma, del pieno riconoscimento della dignità umana"."La morte di Aldo, - aggiunge Vinti - incarcerato per possesso di marijuana, non può diventare improvvisamente un fatto ‘normale', proprio oggi che apprendiamo dal decimo rapporto ‘Sos Impresa' (Confesercenti) che l'azienda italiana con il maggior fatturato è la mafia".Vinti, in conclusione, fa sapere che "è contro questa assurda normalità che Rifondazione comunista dell'Umbria si pone, mettendo l'informazione e la trasparenza al centro dei percorsi di cambiamento della cultura penitenziaria. Chiediamo chiarezza sulla morte di Aldo Bianzino, chiediamo la verità, chiediamo una spiegazione coerente con quello che è accaduto".

 

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Un presidio per ricordare Aldo
veritaperaldo | 03 Novembre, 2007 18:51
Da Carta (26 ottobre 2007)

 

Questa mattina davanti al carcere perugino di Capanne c’era folla. Un presidio per ricordare Aldo Bianzino, ucciso in cella nella notte tra il 13 e il 14 ottobre, al quale si sono poi uniti i sostenitori dei cinque giovani spoletini arrestati con l’accusa di far parte di una cellula anarco-insurrezionalista affiliata all’associazione Coop Fai [Contro ogni ordine politico federazione anarchica informale]. Nel giro di quindici giorni il carcere e il suo direttore, Giacobbe Pantaleoni, sono così finiti sotto i riflettori. Il caso di Aldo Bianzino, sul quale indaga la procura di Perugia, è anche al centro di un’indagine del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. E anche il Comitato europeo per la prevenzione della tortura, rispondendo alla richiesta dell’Associazione Antigone, ha annunciato che seguirà la vicenda da vicino. E man mano che vanno avanti i lavori dei medici legali, si infittiscono gli interrogativi sulla morte di Aldo. A proposito delle lesioni al fegato, c’è un «modesto distacco», mentre ci sarebbe una costola rotta e non due «con un interessamento compatibile – secondo i medici legali – con un massaggio cardiaco». Si riapre così la possibilità di un decesso seguito a un infarto. Ma bisognerà aspettare ancora per avere i risultati definitivi dell’autopsia, almeno un mese se non addirittura due. E anche se c’è da determinare cos’è davvero accaduto in questa cella di Capanne, dove è morto Aldo nella notte tra il 13 e il 14 ottobre. Ma rimane una certezza, in questa cella Aldo c’era finito per due piantine di marijuana.

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Bloccati i funerali di Aldo Bianzino
veritaperaldo | 03 Novembre, 2007 03:26

Dalla Nazione del  3 novembre 2007

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Bloccati i funerali di Aldo Bianzino
Accolta l’istanza dell’avvocato Zaganelli: rito rinviato a domenica 11

di CRISTINA CRISCI
— PERUGIA —
OGGI DOVEVA essere il giorno dell’ultimo abbraccio. Manifesti che annunciavano il funerale, i genitori giunti dal nord Italia, i familiari e gli amici pronti a dare l’estremo saluto ad Aldo Bianzino. Poi lo stop. Anche il corteo funebre può aspettare nel nome della verità. Giornata a tre tappe, quella di ieri. Prima il nulla osta per la riconsegna della salma con l’annuncio dei funerali che dovevano svolgersi oggi alle ore 16 con una commemorazione religiosa nel santuario della Madonna dei Rimedi di Pietralunga, poi la sepoltura del feretro nel cimitero di Pagialla. Per quasi tre settimane i familiari hanno aspettato quel momento. E fino alla tarda serata di ieri hanno immaginato il funerale di Aldo. Poi lo stop. Già perché nel frattempo l’avvocato Massimo Zaganelli (difensore dell’ultima compagna Roberta Radici e del figlio quattordicenne) aveva avanzato istanza contraria palesando alcune perplessità sull’opportunità di «procedere alla sepoltura in un caso così delicato quando non tutti i periti hanno potuto ispezionare il cadavere nella sua interezza». Forse lo stesso legale lavora per contattare un altro perito di fama nazionale. Fatto sta che le istanze dopo lunghe ed infuocate consultazioni sono state accettate. Ed alle 21 di ieri è arrivato lo stop. Tutto rinviato a domenica 11 novembre, a quasi un mese di distanza dalla morte. Era infatti il 14 ottobre, una domenica mattina come tante altre quando Aldo Bianzino, detenuto nella cella numero 20 del carcere di Capanne fu trovato privo di vita. Una morte avvolta dal mistero: la prima autopsia evidenzia ematomi interni a livello cerebrale e traumi sempre interni nella regione addominale.

LA PROCURA apre un’indagine ed iscrive un fascicolo per omicidio. Numerosi accertamenti vengono disposti sul corpo dell’uomo fino a ieri l’altro. L’intento è quello di fare massima chiarezza su quello che è accaduto nella maledetta notte del 14 ottobre. A distanza di tre settimane da quel giorno il nome di quest’uomo di 44 anni che aveva scelto di vivere nelle campagne di Pietralunga con la compagna Roberta, l’ultimo figlio di 14 anni e l’anziana suocera, ha scosso gli animi ed è diventato uno dei più clikkati d’Italia. Si moltiplicano i blog che riportano la notizia, aprono forum e discussioni. Ne spunta uno, www.veritaperaldo.noblogs.org interamente dedicato al suo caso. Una mobilitazione generale che a portata di mouse, raccoglie adesioni, indignazioni, voci dentro e fuori dal coro. A muovere le fila della battaglia in rete è il «Comitato verità per Aldo Bianzino» dentro il quale ci stanno molte persone, tante facce, diverse esperienza (dai circoli «Arci», ai Radicali, fino agli amici di Aldo e le associazioni più in generale). Lo slogan del gruppo: «Il carcere? sicuro da morire» per smuovere animi e coscienze e raggiungere la verità. In attesa della manifestazione nazionale che si svolgerà il 10 novembre a Perugia il comitato per Bianzino sta distribuendo anche degli adesivi tempestati di api che volano sui quali si legge: «Per ogni Aldo che cade ne volino 3003» ennesima declinazione di una battaglia che ha ormai assunto connotati e valori che esulano dal fatto specifico. A chi adombra la possibilità che tutta questa mobilitazione venga in qualche modo strumentalizzata risponde Roberta, la compagna di Aldo: «Oltre alla mia, sono queste le uniche voci sulle quali Aldo può contare». A riprendere il caso sono anche i meet-up di Bebbe Grillo, il sito «Fuoriluogo», «Luogocomune», «Street anti pro», «Encod» del Belgio.


Detenuti a confronto con un agente
— PERUGIA —
SUL FRONTE delle indagini c’è invece attesa per l’incidente probatorio fissato per lunedì davanti al gip Claudia Matteini. L’unico indagato, un agente penitenziario, sarà messo di fronte ad alcuni detenuti che avrebbero raccontato di aver sentito Bianzino lamentarsi e chiedere aiuto all’interno della sua cella. Saranno importanti anche i risultati delle varie analisi disposte nel corso dei numerosi accertamenti che sono stati compiuti.

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Caso Bianzino: dall'amaca di Michele Serra
veritaperaldo | 02 Novembre, 2007 13:59

La storia ce l´ha raccontata ieri su “Repubblica” Jenner Meletti. E´ morto in carcere, per cause ancora da accertare, un falegname umbro, Aldo Bianzino, arrestato il giorno prima perché coltivava cannabis per farne uso personale. Una persona mite, che viveva pacificamente in mezzo alla natura, certo non pericolosa per gli altri, che lascia un figlio minorenne e una compagna disperata. Proprio in questi giorni e in queste ore, con l´atroce delitto di Roma che esaspera la questione già rovente della sicurezza, della violenza, dell´immigrazione rom fuori controllo, viene spontaneo domandarsi per quale assurdo criterio giudiziario, o politico, o culturale, un uomo debba morire in carcere perché gli piaceva farsi le canne (tra parentesi: ieri la Cassazione ha “depenalizzato” la coltivazione di cannabis per “uso ornamentale”…). C´è una specie di folle sproporzione, di abnorme iniquità tra le notizie di rapinatori o di assassini rimessi in libertà con evidente imprevidenza, e vicende come questa, dalle quali la legge e la giustizia escono con una patente di totale stupidità. Una stupidità che avrà certamente le sue spiegazioni “tecniche”, i suoi alibi procedurali. Ma lascia di ghiaccio. Uno Stato con i nervi saldi non se la prende con gli hippies: se non altro perché avrebbe cose più urgenti e più serie da fare.

Da Repubblica, di Michele Serra - 2 novembre 2007

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«Non ho una tomba per piangere Aldo»
veritaperaldo | 02 Novembre, 2007 11:14

La Nazione del 2 novembre 2007 

MORTO IN CELLA

«Non ho una tomba per piangere Aldo»

Manconi: «Nessun insabbiamento». Attesa per gli esami medico-legali

— PIETRALUNGA —
UN COMPAGNO morto da 18 giorni e «nemmeno una tomba dove piangerlo. Neanche il diritto di vivere il mio dolore con l'intimità che vorrei».
Sono giorni terribili per Roberta Radici, la compagna di Aldo Bianzino (insieme nel tondo in alto) , che oltrealla verità attende anche di poter rivedere la salma. E nemmeno nel giorno dedicato alla commemorazione dei defunti, per lei è giunta la notizia sperata. Nulla di certo ancora sulla restituzione del corpo di Aldo che resta a disposizione delle autorità, tanto meno sull'eventuale data dei funerali. «Invece quello che è certo — aggiunge Roberta — è che vorrei ringraziare tutti coloro che a vario titolo ed in diverso modo, in questi giorni terribili ci sono stati vicini, si sono mobilitati perché la morte di Aldo non sia inutile». Non a caso ieri mattina a microfoni spenti Roberta ha contattato Radio Rai Tre che ha dedicato un'intera trasmissione al caso Bianzino nel corso della quale è intervenuto anche il sottosegretario alla giustizia Manconi (a destra), per ringraziare chi a livello nazionale sta portando avanti una «battaglia per la verità».
Cris.

— PERUGIA —
IL SOTTOSEGRETARIO alla giustizia, Luigi Manconi promette: «Non esiste nessun pericolo di insabbiamento, l'accertamento della verità è un punto d'onore irrinunciabile». Dopo la visita nel carcere di Capanne e un incontro privato con la compagna e il figlio di Aldo Bianzino l'onorevole è intervenuto nuovamente sul giallo della morte in cella. Saranno ora le risposte della medicina legale a fare luce su tempi e cause del decesso. A dire cosa ha ucciso il 14 ottobre scorso un falegname di 44 anni arrestato nemmeno due giorni prima perché a Pietralunga coltivava piante di marijuana.
In particolare saranno gli esami istologici sull'encefalo a stabilire se le lesioni cerebrali riscontrate in sede di autopsia possono essere state provocate da traumi esterni, come la shaken baby sindrome. Questo potrebbe spiegare l'assenza di lesioni estterne sul corpo di Bianzino. Da verificare, ancora, la natura delle lesioni alla milza e al fegato. Nelle ultime ore i consulenti incaricati dal pm Giuseppe Petrazzini, Luca Lalli e Anna Aprile hanno eseguito — insieme ai consulenti di parte, Laura Paglicci Reattelli per la compagna e Walter Patumi per la ex moglie — gli esami radiografici e verificato il responso di quelli tossicologici (sarebbero state trovate tracce di cannabis). La storia fatta di ombre della morte in cella era esplosa proprio in seguito all'autopsia. Quella che inizialmente era apparsa una morte per infarto si era trasformata in un possibile omicidio quando il medico legale aveva riscontrato le lesioni di natura traumatica. Di lì la decisione di bloccare la salma per consentire ulteriori accertamenti. E, contestualmente, avviare un'indagine ‘classica' per omicidio che ancora non avrebbe portato ad alcun responso. L'unico indagato è un agente di polizia penitenziaria — inquisito per omissione di soccorso e omissione di atti d'ufficio — perché non avrebbe prestato aiuto a Bianzino che la notte lamentò di sentirsi male. A denunciarlo sono stati due tunisini, ristretti nella cella 18 del penitenziario che lunedì saranno sentiti dal gip nel corso di un incidente probatorio insieme ad un terzo uomo. Si tratta di un lavorante rumeno che avrebbe visto alle 7 del mattino il falegnamente seduto sulla brandina della cella., nudo.
Il poliziotto, difeso dall'avvocato Daniela Paccoi, ha spiegato al magistrato di essersi comportato correttamente.
Eri.P.

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Su Aldo Bianzino da radio rai 3 il 1 novembre 2007
veritaperaldo | 01 Novembre, 2007 20:40

Registrazione della trasmissione Radio Mondo di Radio3 del 1 novembre 2007

Scarica l'audio (mp3) 

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Aldo Bianzino servizio TG3 Nazionale
veritaperaldo | 01 Novembre, 2007 00:45
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Aldo Bianzino servizio TG3 Regionale
veritaperaldo | 01 Novembre, 2007 00:10
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Articolo arresto su ... "Città di castello"
veritaperaldo | 30 Ottobre, 2007 20:27

ARRESTATI MARITO E MOGLIE, “AGRICOLTORI MOLTO ESPERTI” A TENUTA IN UN LUOGO ISOLATO COPERTA PIANTAGIONE DI CANNABIS OLTIVAVANO, ESSICCAVANO E VENDEVANO: UNA VERA FILIERA
Di Paolo Puletti 

L’olfatto del cane Naro della guardia di finanza di Perugia, la perizia e la costanza degli agenti del commissariato della polizia di Stato di  Città di Castello, hanno fatto si che una coppia di coltivatori di droga sia stata arrestata. Lei R.R., una donna di 54 anni, casalinga, lui, suo convivente, A.B., falegname di 44 anni.
Per entrambi l’accusa di spaccio e detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
L’ordine di custodia cautelare in carcere è stato firmato dal pubblico ministero Giuseppe Petrazzini che ha seguito l’intera indagine attivata alcune settimane orsono.

 (Continua)  #

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