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Le nebbie di Capanne
veritaperaldo | 07 Febbraio, 2008 11:34

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atemi nome e cognome di un solo ragazzo finito in prigione per un pezzetto di fumo e mi dimetto da deputato.
L’incauta dichiarazione, pronunciata a La7 nel dicembre del 2006, è di Gianfranco Fini, sostenitore della legge contro gli spinelli insieme al pio Giovanardi. In un anno gli incarcerati per detenzione di cannabis ad uso personale sono stati più di 130.
Naturalmente Fini non si è dimesso e l’Unione, che nel programma si era impegnata a superare la legge e ad istituire un garante a tutela delle persone private della libertà, non ha concretizzato le promesse. E così oggi, la repressiva legge ha al suo attivo anche un morto: Aldo Bianzino un pacifico falegname di Pietralunga colpevole di coltivare qualche piantina per uso personale.
Due giorni dopo il suo arresto viene trovato privo di vita, nudo, nella sua cella.
L’autopsia evidenzia lesioni all’encefalo, al fegato e alla milza. Istituzione pericolosa quella carceraria. Il diritto alla vita di ogni persona affidato alla tutela dello Stato dovrebbe valere, come in ogni altro luogo, anche nelle patrie galere. Invece sono luoghi pieni di violenza dove muoiono più di cento carcerati ogni anno. Anche quelli in attesa di giudizio che, per la nostra Costituzione, sono innocenti fino al giudizio definitivo. Bel Paese, l’Italia di Beccaria, che si fa bello nella battaglia per l’abolizione della pena di morte nel mondo poi entro i suoi confini incarcera e spinge alla morte la gente a causa dello stile di vita, che la criminalizza per qualche piantina.
Sono passati cento giorni dalla scomparsa di Aldo. L’accertamento delle responsabilità procede a rilento; prevale l’omertà, lo spirito di corpo delle guardie carcerarie che parlano di congiura; non si hanno notizie su eventuali analisi sugli abiti indossati, la stessa incriminazione di una guardia per omissione di soccorso porta alla ovvia conclusione di una morte naturale per aneurisma.
Ma il fegato staccato e le lesioni alla milza come possono essere stati provocati da un aneurisma? Troppi dubbi nelle nebbie di Capanne e l’opinione pubblica tende a dimenticare una morte oscurata dall’ossessione mediatica per il tragico omicidio di Meredith Kercher maturato, come sembra, nell’ambito di amici e conoscenti.
Belli, giovani, trasgressivi, Amanda e compagnia bella fanno audience. Sesso, soldi e sangue solleticano le pulsioni meschine, fanno vendere, eccitano e arricchiscono lo sciame di vespe dei bravi conduttori che si prodigano nel raccontarci particolari insignificanti.
Poco più di una riga in cronaca per la morte di un falegname di Pietralunga.
Fiumi di parole e di inchiostro sprecati da politici, opinionisti e preti in un caso, il silenzio nell’altro. Ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, ero malato e in carcere e non mi avete visitato: chi saprà mai se i loquaci interventisti che straparlano con un occhio alle telecamere e uno al pastore tedesco si ricordano di questo passo del Vangelo di Matteo.
E la nebbia di Capanne tenta di oscurare anche l’incredibile vicenda dei cinque ragazzi arrestati nell’operazione Brushwood a Spoleto.
Centodieci carabinieri dei reparti operativi speciali guidati dal generale Ganzer, quattro elicotteri, il Procuratore capo Miriano che formula accuse pesantissime come l’associazione con finalità di terrorismo anche internazionale, eversione dell’ordinamento democratico, invio di una missiva minatoria con due proiettili alla governatrice Lorenzetti.
Sono passati tre mesi e non si hanno notizie di uno straccio di prova ma Andrea e Michele sono in carcere in regime di elevato indice di vigilanza cioè isolamento totale e censura sulla corrispondenza come i capi mafiosi. Avrebbero potuto compiere azioni pericolose sostiene la Procura. Avrebbero o hanno? L’affaire è più che preoccupante e l’opinione pubblica democratica ha il diritto di saperne di più. O vengono tirate fuori prove e riscontri oppure i due ragazzi devono essere scarcerati. Subito. Sarebbe un raggio di sole che illumina le nebbie oscure di Capanne.

 

tratto da: http://www.micropolis-segnocritico.it/mensile/?p=798  #
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